Napoleone e la vera storia del gianduiotto

Conoscere il cioccolato 12 gennaio 2011 1 Commento

Il bello di questa storia è che è vera, i personaggi sono esistiti veramente e le vicende narrate accadute sul serio. Se così non fosse oggi non potremmo godere del piacere di gustare un buonissimo gianduiotto.
C’era una volta,  molto vicino all’Italia, un’isola rocciosa, soleggiata e povera, chiamata Corsica. Più a nord, oltre la Francia, c’era un’altra isola, verdeggiante, piovosa e molto potente: l’Inghilterra.
Nel 1796, in Corsica, l’avvocato Buonaparte e sua moglie gioirono per la nascita del loro secondo figlio: Napoleone. Nello stesso anno la Corsica venne venduta alla Francia dai genovesi. In quel momento il nemico più grande della Francia era proprio l’Inghilterra con tutti i suoi possedimenti in America, Africa, India e Australia.

Napoleone studiò, crebbe, combattè e  conquistò mezza Europa. Ma a lui non bastava. Nel 1804 si nominò imperatore dei francesi e il Papa in persona andò sino a Parigi per incoronarlo. Nel 1805 era signore di quasi tutta l’Europa, ma non aveva una flotta abbastanza potente per combattere il suo peggior nemico. Così pensò di mettere in ginocchio l’Inghilterra imponendo il blocco di tutti i commerci da e verso l’isola.

L’Inghilterra, disponendo delle fiorenti piantagioni della Giamaica sottratte agli Spagnoli nel 1655, era  all’epoca la prima fornitrice di cacao in tutta Europa e il cioccolato era già un alimento in gran voga. Lo stesso Napoleone, nel corso delle battaglie, se ne faceva preparare  intere brocche dal sua fidato maggiordomo Colin. Pare addirittura che nel 1807 l’Imperatore ricompensò il maresciallo Lefebvre, dopo il suo trionfo in terra polacca, con una scatoletta di cioccolato piena di banconote. Da quel momento in poi la paga dei militari francesi fu detta “il cioccolato di Danzica”.


Ciò nonostante, il suo embargo all’Inghilterra provocò una drastica riduzione della produzione di cioccolato in tutta Europa.  In Italia, come spesso è accaduto nella nostra storia, il bisogno aguzzò l’ingegno e un  cioccolatiere piemontese,  Michele Prochet, provò a sostituire  parte del cacao con un prodotto economico e presente in grandi quantità nel suo territorio: la nocciola. L’impasto ottenuto con le nocciole finemente tritate e il cacao venne lavorato in cioccolatini di forma cilindrica ai quali fu dato il nome di Givu, che in piemontese significa “piccolo bocconcino”. Isidor Caffarel, figlio dell’inventore del cioccolato industriale italiano, Paolo Caffarelli, lavorò a lungo e con dedizione a questo nuovo impasto: notò infatti che  la nocciola si sposava perfettamente con il cioccolato in quanto ricca di olii che si amalgamavano perfettamente con i grassi del cacao.

La fabbrica dolciaria torinese Caffarel fu così la prima a produrli e ad  incartarli con carta stagnola  dando vita  al primo cioccolatino incartato della storia. Diede loro anche la classica forma che hanno oggi: una delle leggende vuole che tale forma sia stata modellata su quella del cappello dei Carabinieri, altre teorie la vogliono presa dalla punta del cappello della maschera Gianduia. I nuovi cioccolatini vennero presentati  in occasione del Carnevale in maschera di Torino dell’anno 1865. A distribuirli alla popolazione, con ampi sorrisi e inchini, fu proprio la maschera carnevalesca torinese Gianduja. Da qui il nome.


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1 Commento

  1. U.FO. | 12 gennaio 2011 alle 13:35

    Napoleone è stato un grande uomo oltre che un fine stratega ed è riuscito anche ad influenzare anche gli usi culinari di mezza europa: chissà se era conscio di tutto ciò? Adesso però vogliamo sapere quali sono i gianduiotti più buoni….
    Attendiamo tue notizie!


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